L'EUROPA DEI PASCIA'
Rodolfo Roselli,

intervento su Radio Gamma 5 del 24.3.2004

 
 

Assistiamo in Italia a violenze in politica, nello sport, nei comuni. Tutta l'Italia è percorsa da un' atmosfera di rivolta di tutti contro tutti, perché tutti hanno la netta percezione, che il popolo è impotente e non ha il potere di cambiare le cose. La responsabilità è dei partiti politici, che invece di proteggere le basi della democrazia, le violano continuamente e senza ritegno, con l' arbitrio, la prepotenza e facendo leggi che uccidono le nostre libertà.


Non si può dunque simulare di essere sorpresi se la gente, avendo constatato che dall' alto non si ha rispetto verso gli obblighi di democrazia , non si senta vincolata, reciprocamente, di rispettare questi vincoli verso l' alto.
Tutti sappiamo, ad esempio, che i partiti hanno il veto e il monopolio sulla designazione dei candidati alle prossime elezioni europee. I loro candidati non hanno bisogno di firme preventive, coloro che si volessero candidare al di fuori dei partiti, obbligatoriamente hanno bisogno di diecine di migliaia di firme preventive. Se questo non è scoraggiare e ostacolare la democrazia, ditemi voi allora cos'è. E il presidente Ciampi tace!


Ma questo veto è anche motivato dal fatto che, i partiti non vogliono che nessuna ponga in discussione la torta dei soldi dell' Europa che si spartiscono, e si dovranno spartire gli eletti.


La retribuzione mensile di un deputato italiano europeo è la più alta di tutti i deputati delle altre nazioni e cioè 9.635,39 euro, equivalente a 18.674.170 di vecchie lire. Deputati di nazioni meno importanti della nostra, prendono meno, come i deputati tedeschi, con 6.308 euro mensili, gli inglesi con 5361,96, i francesi con 5.368,69 , fino a quei poveri disgraziati dei deputati, di quella nazione da terzo mondo, cioè la Spagna, che prendono 2.827,85 euro mensili.


Forse voi pensate che, a fronte di questa remunerazione, i nostri europarlamentari si ammazzino di lavoro per noi, dedicandosi totalmente ai problemi europei ?


Errore, perché si sono fatti una legge nel 1979, che dichiara il contrasto tra la carica di europarlamentare, solo con quella di presidente e assessore regionale. Di conseguenza, gli europarlamentari, possono essere anche sindaci, deputati nazionali, ministri, sottosegretari senza contrasto con queste cariche e ,di conseguenza, percepire i relativi emolumenti.


Ad esempio, se sono anche deputati del parlamento nazionale, percepiscono in più, altri 22.113 euro mensili, dei quali 10.323 di rimborso spese, arrivando così in totale a 31.748 euro mensili, pari a circa 62 milioni di lire al mese, più altri privilegi.
In questo caso però le leggi fisiche impediscono all'umano, il dono dell'ubiquità, e quindi, al massimo potranno lavorare part time per l'Europa e part time per l'Italia, il che vuol dire che questo loro lavoro part time, viene da noi retribuito il doppio del dovuto, cioè arriviamo alla modesta ricompensa di circa 124 milioni di lire al mese. E questo avviene veramente, basta esaminare le numerose e frequenti assenze dei deputati sia in Europa , sia Italia. E bisogna comprenderli, perché come potrebbero fare altrimenti ?


La faccenda è talmente immorale, che la stessa Unione Europea, ha chiesto di estendere anche a deputati nazionali e ministri, il divieto di mantenere la doppia poltrona (e non sempre è solo doppia).
La cosa non piace a tutti i partiti italiani, perché si tratta di ridurre il vezzo di candidare i big della politica che , come specchietto per le allodole, attraggono i voti degli elettori, ma non hanno alcuna intenzione poi, di dedicarsi alle attività europee.


I ministri degli esteri europei ,hanno già firmato un accordo, che estende l'incompatibilità con il mandato europeo ,anche a deputati nazionali e ministri. Ma mentre le solite nazioni sottosviluppate, come la Germania, la Finlandia, la Gran Bretagna e la Francia, hanno già recepito e attuato queste disposizioni dal 2002, il nostro paese fino ad oggi non ha fatto nulla.


Le stesse disposizioni del 2002, prevedono anche la riduzione da 87 a 78 del numero dei rappresentanti nazionali a Bruxelles, ma siccome non è stato fissato un termine ultimo per la ratifica, in Italia, fanno finta di non sentire. Perché, per il nostro paese, sarebbe una catastrofe,se non ci fossero più candidati da richiamo, essendoci il rischio di un ulteriore abbassamento della partecipazione elettorale.


Ma sentiamo cosa ne pensa Prodi. Il Presidente della Commissione Europea, ha dichiarato che sono moltissime le occasioni in cui l'apporto italiano è mancato nel Parlamento Europeo, proprio per la mancanza fisica di una elaborazione dei problemi e di una presenza nella commissione parlamentare o nel dibattito.


E di questo è molto triste il Presidente della Commissione, per fortuna questa sua tristezza è mitigata dai 360 milioni di lire anno che percepisce, e dai 9.150.000 lire che percepirà al mese, quando non sarà più Presidente della Commissione Europea.


Ma cosa stabilisce la legge italiana già oggi in materia di incompatibilità ?
Esiste una incompatibilità negli enti locali. Infatti l'art. 63 del Testo unico dell'ordinamento degli enti locali (d.lgs. 267/2000) definisce già i casi d'incompatibilità, come tra il consigliere regionale e le cariche di parlamentare, presidente e assessore provinciale, sindaci, assessori comunali, compresi, però, nel territorio della regione.


L'art.65 della Costituzione stabilisce che nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere. Il Testo unico per le elezioni alla Camera dei Deputati del 30.3.1957 n.361 e la legge del 13 febbraio 1963 n.60 contemplano i casi d'ineleggibilità o d'incompatibilità ,tra la carica di deputato e senatore e quella di consigliere regionale. Ma allora perché ancora nulla si è fatto?


Ma l'immoralità di questo comportamento è molto più grave ed estesa.
Il vicepresidente della Commissione Europea, linglese Neil Kinnock, ha illustrato nell'europarlamento la struttura e l'entità delle retribuzioni dei commissari europei, confermando lo scandaloso livello di paga di questi individui.
30 milioni lordi di lire di stipendio base mensile, senza indennizzi e rimborsi con i quali si arriva facilmente a 40 milioni di lire mensili.
Non solo il compenso base mensile dei 17 commissari è di circa 30 milioni lordi, ma i due vicepresidenti ne prendono 34, il presidente Prodi, 37.


Poi arrivano le indennità. L'indennità per l'abitazione è di 2.080 euro mensili, quella di rappresentanza 1.418 euro, gli assegni familiari per la moglie sono 693 euro e 213 per ogni figlio, più un contributo mensile di 68 euro per le elementari fino a 190 euro per l'università.


In questo modo, detratte le tasse, calcolate su una aliquota che va dall8% al 45 %, ed un 5,3% di contributi sociali, il netto che intasca un semplice commissario è di almeno 22,5 milioni al mese. Inutile dire che non sono conteggiati l'automobile con autista, e altri benefici tra i quali , una indennità di trasferimento iniziale, per i nuovi commissari, pari a due mensilità e il pagamento del trasloco.


Ma non finisce qui, perché quando si lascia l'incarico, si ha diritto ad una buonuscita e ad una pensione.
Infatti i commissari hanno diritto a riscuotere, per altri tre anni, dal 40% al 65% dello stipendio in funzione della durata del mandato, mentre al compimento dei 65 anni di età, riceveranno una pensione che ammonta al 4,5 % dello stipendio, per ogni anno di servizio svolto. A Prodi, ad esempio, dopo il mandato quinquennale, spetteranno 9.150.000 lire al mese, e al commissario Mario Monti, in carica dal 1995 con uno stipendio netto annuo di 320 milioni, sarà data una pensione di 15 milioni mensili, la Bonino riceverà 5 milioni e mezzo.
Vi sono poi persone che hanno incarichi istituzionali, che ricevono stipendi netti annui tra i 300 e i 330 milioni di lire.


Tra gli italiani troviamo, il banchiere Tommaso Paolo Schippa, consigliere della Banca Centrale Europea, Massimo Ponzellini, uno dei sette vicepresidenti della Banca Europea degli Investimenti, i magistrati Antonio La Pergola, Antonio Saggio e Paolo Mengozzi in servizio presso la Corte Europea di Giustizia, fino ad un certo Aldo Ajello, ex deputato socialista, che è stato nominato inviato speciale, nella regione africana dei Grandi Laghi!


Ma la pacchia è infinita!


Al seguito dei personaggi sopra detti, cè un esercito di funzionari ed impiegati dei quali circa 3.000 sono italiani, divisi in 4 fasce retributive.


I Direttori Generali con stipendi netti annui tra i 250 e 315 milioni di lire, i Direttori tra i 225 e 290 milioni e quindi i livelli inferiori ,che vanno dai 150 ai 260 milioni, specialmente se riescono ad avere la guida di una delle ben 120 sedi che la Commissione ha aperto in diversi paesi extracomunitari o delle delegazioni presso le organizzazioni internazionali.


Il più sfortunato è il neo assunto, che parte da 96 milioni di lire annui netti.


I Direttori Generali e i Direttori, hanno anche diritto ad una scandalosa superbuonuscita e molte altre cose che tralascio, perché sono veramente nauseato.


Ritornando infine agli europarlamentari, tutti possono intascare, fra stipendi, indennità e rimborsi, quasi 500 milioni di lire netti annui, perché ogni eurodeputato incassa dal proprio paese uno stipendio mensile equivalente a quello del parlamentare nazionale, e i più pagati, come detto , sono gli italiani.


A queste cifre, gli europarlamentari sommano le indennità pagate dalleuroparlamento, che sono circa 6,5 milioni al mese, come cifra forfetaria per le spese generali, circa 19 milioni per la retribuzione degli assistenti e 450 mila lire come gettone di presenza giornaliera, trascorsa nella sede del parlamento e per le sue attività.


Tutte le indennità sono esentasse, perché considerate rimborsi spese. Con questo trucco, in un anno, un parlamentare che partecipa a un centinaio di sessioni, pari a circa il 50% degli impegni medi previsti, può incassare circa 264 milioni di lire che, con i 231 per gli assistenti, fanno 495 milioni netti.


Le facilitazioni e gli sconti per gli europarlamentari non finiscono qui, perché ciascun parlamentare ha a disposizione sia a Strasburgo che a Bruxellesi un ufficio con computer,fax, telefono e altri servizi comuni.
Se si pensa che, un dirigente italiano, al massimo livello, ha una retribuzione annua lorda media in Italia di 83.321 euro, cioè circa 165 milioni, che un operaio ne ha una di 18.943, e sono tutte persone che lavorano a tempo pieno, e che, secondo le stesse statistiche ufficiali europee di Eurostat, quasi un quinto dei 380 milioni di abitanti dellUnione Europea, cioè circa il 18%, vive ad di sotto della soglia ufficiale di povertà, non esiste nessuna giustificazione morale per questo esercito di parassiti perché si considerino degni dell'incarico estorto alla povera gente.

E qui commetto un grosso errore, perché questi individui non si preoccupano minimamente di essere degni o no della loro posizione. L'importante è mantenerla.