| Facciamo
grande l’Europa per un futuro da cittadino europeo
Lettera Aperta
Ai signori:
Membri della Commissione Europea
ed ai Parlamentari Italiani
ai mass-media
Egregi
signori, abbiamo avuto modo di leggere il progetto preliminare di trattato
costituzionale, redatto dal Praesidium, che il Presidente Valéry Giscard
d'Estaing ha presentato in occasione della sessione plenaria del 28 ottobre
2002. Il «TRATTATO CHE STABILISCE UNA COSTITUZIONE PER L'EUROPA», così
come si presenta non può assolutamente piacere ai vari popoli che compongono
l’Ue. E la questione è presto detta:
- Esso
non rispecchia quella parte del Trattato di Maastricht che parla di
unione tra popoli e regioni.
- Esso
si limita a prevedere una Confederazione tra Stati sovrani, mentre più
in armonia con quanto al punto precedente, esso dovrebbe stabilire una
federazione tra popoli e regioni. Ciò per rispettare non tanto le varie
etnie, quanto la loro diversa cultura, poiché non può essere dimenticato
che sempre più è in crisi il concetto di Stato nazionale, e sempre più
alto è l’anelito delle popolazioni a riappropriarsi dei loro più antichi
usi e costumi; della loro indipendenza.
- Da
quanto in precedenza esposto ne discende che la sovranità non va’ riconosciuta
agli Stati bensì ai singoli popoli. La sovranità del popolo preesiste
allo Stato, di conseguenza essa appartiene ai cittadini, e non viceversa.
- Appartenendo
la sovranità, a qualsiasi livello degli organi dello Stato, ai cittadini;
gli eletti hanno sempre il dovere di uniformarvisi, qualunque essa sia,
poiché essi sono delegati a rappresentare la volontà della maggioranza
e non gli interessi dei partiti politici ai quali appartengono, e ai
cittadini, in democrazia, deve essere sempre riconosciuto il potere
di modificare le regole della delega, e di fare o di modificare direttamente
le leggi nella libertà, e senza assurdi ed ingiustificati vincoli burocratici.
- Secondo
uno dei principi federalisti indiscutibili, come già detto (ma riteniamo
utile ripetere) la sovranità appartiene al popolo ed essa non può essere
alienata, limitata, violata o disattesa, e il popolo può delegare la
sua volontà ma deve sempre restare libero di modificare le regole della
delega.
- Per
rispettare quella parte del Trattato di Maastricht che parla di unione
tra popoli e regioni, c’è da aggiungere l’incomprensibilità ad accettare
la sovranità di 1.500.000 di estoni, o di 2.550.000 lettoni, o 3.750.000
lituani, o 2.000.000 di sloveni, o 734.000 ciprioti, o ancora 370.000
maltesi e non, ad esempio, di 4.780.000 veneti che nella loro storia
vantano una repubblica ed una civiltà ultramillenarie. Nella nuova Europa
non ci possono, né ci devono essere cittadini di serie B.
- Infine,
ma non ultimo, un altro dei princìpi cardine del federalismo, è rappresentato
dal fatto che gli oneri che si sostengono per federarsi, debbono essere
minori dei vantaggi che si ottengono. Vale a dire: meno spese e più
vantaggi. Per tali ragioni, e molte altre che per brevità qui non elenchiamo,
è necessario che la “Convenzione” europea preveda la fusione dei parlamenti
d’ogni singolo Stato in quello Europeo.
Questa
esigenza non emergerà finché la costituzione della “Convenzione” è il
risultato dell’usurpazione da parte dei partiti, e conseguentemente dei
Governi, del potere legittimo spettante ai cittadini europei che ha come
conseguenza l’illegittimità del documento presentato da Valéry Giscard
d'Estaing. Infatti, se la sovranità appartiene al popolo – come riconosciuto
da tutte le costituzioni europee – è il popolo il solo soggetto ad avere
il potere di legittimare le istituzioni e conseguentemente ne paga i costi,
quindi l’unico ad avere il potere per predisporre, (ed in ogni caso approvare)
in quanto originaria, la Costituzione europea. A suffragare tale nostra
impostazione valgano le molte indagini e sondaggi dell’opinione pubblica,
in cui è stato chiesto ai cittadini se volevano uno stato federale europeo.
La maggioranza ha detto di sì con una percentuale, se non ricordiamo male,
del 65-70 %. L’unico modo, per far ciò, è chiamare i cittadini ad eleggere
con il metodo proporzionale i suoi rappresentanti in un’Assemblea Costituente.
Operazione che dovrebbe avvenire, per economia del procedimento, in contemporanea
all’elezione del Parlamento Europeo del 2004. Ma è evidente che tale pensiero
non potrà mai essere condiviso dai partiti politici, perché significherebbe
il loro ridimensionamento… dunque noi ci rivolgiamo non solamente alla
coscienza di quei parlamentari che non vogliono subire i ricatti e/o la
logica della partitocrazia, ma soprattutto ci rivolgiamo a tutti gli organi
d’informazione, affinché tramite la loro opera emerga ciò che la coscienza
dei popoli esprime ed il gioco del potere oggi reprime. Fiduciosi che
l’azione illuminata di pochi ottenga il beneficio per tutti, con ossequio
salutiamo.
addì
18 novembre 2002
Il Presidente
Eugenio Giulianelli |